Soci fondatori dello Studio

Franco Tandura (1935-2019)

Avvocato dal 1963, per oltre cinquant’anni ha posto la difesa dei diritti al centro della sua vita professionale e privata, nutrendo ed estendendo le proprie conoscenze con il continuo ed appassionato studio della storia, della filosofia e della politica del diritto nonché dei fondamenti storico-sociali ed economici dei sistemi giuridici contemporanei.

Accanto all’attività forense, ha svolto le funzioni di Vicepretore Onorario presso la Pretura di Feltre dal 1964 al 1972, di consigliere di amministrazione dell'Ente Ospedaliero feltrino "S. Maria di Prato" durante gli anni Settanta nonché di componente del Comitato Regionale di Controllo, sezione di Belluno, per due quadrienni.

Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Camera Panale "Odorico Larese" di Belluno e, nel biennio 2008-2009, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Belluno.

Autore di pubblicazioni in ambito penalistico, tra cui:

-"La sospensione della prescrizione nell'ipotesi di restituzione del termine ai sensi comma 8 dell'art. 175 c.p.p. tra "vecchi" e "nuovi" profili di inconstituzionalità", in Rivista penale, 2018, fasc. n.9, p. 773;

- “Difesa legittima putativa, errore e vizio parziale di mente”, in Rivista penale, 1999, p. 1127;

- “Sull’oltraggio arrecato dal difensore al P.M. in udienza: nuovi aspetti giuridici conseguenti alla sentenza 380/99 della Corte Costituzionale”, in Rivista penale, 1999, p. 1082;

- “Morte dell’imputato successivamente alla pronuncia della sentenza di condanna e prima della scadenza del termine per l’impugnazione; appello proposto dal difensore: legittimazione dello stesso ad impugnare. Quid iuris?”, in Rivista penale, 1998, p. 496;

- “In tema di oltraggio arrecato al P.M. in udienza”, in Rivista penale, 1997, p. 754;

- “Sull’estradizione dell’imputato”, in Atti del XVII Congresso Nazionale Giuridico Forense, Messina-Taormina 16-21 settembre 1983, Messina, 1984, p. 437.

G. Matteo Fiori (1948-2010)

Iscritto all’Albo dei Procuratori Legali del Tribunale di Belluno dal 1978 dopo l’esperienza lavorativa svolta presso l’Ospedale Civile “Santa Maria del Prato” di Feltre, porterà avanti la professione forense sino alla prematura scomparsa, distinguendosi per il rigore e la competenza in materia amministrativa, penale, civile e commerciale.  

Giudice presso la Commissione Tributaria Provinciale di Belluno dal 1980 al 2010 e Componente del Comitato Regionale di Controllo, Sezione di Belluno, dal ’81 al ’92, nel biennio 2005-2007 è stato eletto consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Belluno, occupandosi della Scuola di Formazione Forense.

Da sempre vicino ai problemi riguardanti il territorio e la montagna bellunese anche in seno ad autorevoli organismi, ha partecipato all’elaborazione di testi normativi in materia di demanio idrico e di riparto delle funzioni amministrative tra i diversi livelli di governo del territorio.

Sue le seguenti pubblicazioni di argomento giuridico:

- “La disciplina dell’utilizzazione idroelettrica delle acque pubbliche”, in Utilizzazioni idrauliche e salvaguardia ambientale nei territori montani, Belluno, 1994;

- “Aspetti tecnico giuridici relativi alla realizzazione e gestione delle grandi derivazioni d’acqua, in Ridiamo acqua ai nostri fiumi, Cipra, 1996;

- “L’alta montagna tra pubblico e privato sociale”, in La Montagna oltre il duemila, una sfida per L’Europa, Fondazione Montagna Europa Araldo Colleselli, 1998;

- “La battaglia del Piave – note giuridiche a commento in Il conflitto dell’acqua – il caso Piave, C.R., 2000;

- “Soccorso Alpino e competenze amministrative”, nota a parere del Consiglio di Stato, Sez. I, 26.06.2002, in Rivista Amministrativa della Regione Veneto, aprile/giugno 2003;

- Commento agli artt. 111, 112, 115, 118, 119, 120 della Legge Regionale 33/2002, in AA.VV., La Legge Regionale sul Turismo della Regione Veneto, ed. Corriere del Veneto, 2005.

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…e dunque per chiedersi a favore di chi opera l’avvocato, si deve riconoscere che il suo ruolo non è comunque limitato alla difesa dell’assistito in una funzione esclusivamente privatistica indifferente alle richieste dell’ordinamento. All’avvocato si richiede anche di adempiere ad una funzione sociale di mediazione tra cittadino e Stato, in un’attività di filtro nei confronti delle pretese, delle istanze e dei tentativi di fuga scorretta dalla giurisdizione da parte del singolo.

…La sua è una “lealtà divisa” vissuta quotidianamente, rispettando tanto lo Stato quanto chi è accusato di averne violato le regole. Può sembrare un ossimoro che vuol nascondere ambiguità, ma praticare con rigore e dedizione la “lealtà divisa” significa manifestare l’identità forte della professione di avvocato”.

Fulvio Gianaria - Alberto Mittone, L’avvocato necessario, Torino, 2007, pagg. 41 e 46.